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A chi ha la pressione alta da sempre si proibiscono i pesi ma…

 

In Italia gli ipertesi sono almeno 13 milioni, mentre negli Stati Uniti sono più di 50 milioni. L’ipertensione colpisce circa il 15-20% della popolazione generale con punte fino al 30% nelle persone anziane.

 

                           REGOLA NATURALMENTE LA PRESSIONE SANGUIGNA

 

 

Tuttavia solo una minima parte dei pazienti si sottopone a cure farmacologiche continue in modo da mantenere la propria pressione nei normali intervalli di riferimento che sono:

  • Pressione ottimale: quando la massima è inferiore a 120 e la minima inferiore a 80
  • Pressiona normale: quando la pressione massima è inferiore a 130 e la minima è inferiore a 90
  • Pressione alta normale: massima da 130 a 139 e minima da 85 a 89
  • Ipertensione lieve: massima da 140 a 159 e minima da 90 a 99
  • Ipertensione moderata: massima da 160 a 179 e minima da 100 a 109
  • Ipertensione grave: massima superiore a 180 e minima superiore a 110

Fonte: OMS

Tuttavia, c’è una differenza “ideologica” tra le linee guida europee e americane. Anche se c’è pieno accordo sul fatto che valori pari o superiori a 140/90 mmHg sono ipertensione, che a sua volta è un importante fattore di rischio cardiovascolare modificabile, le opinioni sono diverse sul rischio cardiovascolare globale, cui gli americani sembrano dare poco peso, e sul concetto di preipertensione, che gli europei non condividono.

Per le linee guida USA, infatti, chi ha una pressione arteriosa compresa tra 120-139 e 80-89 mmHg è candidato a sviluppare in futuro una vera e propria ipertensione e dovrebbe cambiare stile di vita: dieta ricca di vegetali e frutta con pochi grassi e sale, eliminare fumo e limitare l’alcool, fare movimento.

Per le linee guida EU (adottate però anche in Giappone) tale concetto è fuorviante, perché potrebbe creare un’errata convinzione di malattia.

In questi soggetti, invece, si dovrebbe considerare proprio il “rischio cardiovascolare globale”, cioè la presenza di altri fattori che aumentano la probabilità di sviluppare malattie come infarto e ictus: età, sesso maschile, diabete, fumo, obesità, ipercolesterolemia e soprattutto danno d’organo (ipertrofia ventricolare sinistra, insufficienza renale, aterosclerosi).

Quando il rischio cardiovascolare globale è alto, si può instaurare una terapia antipertensiva, che in caso contrario non è indicata.Gli americani non tengono quindi conto del rischio cardiovascolare globale perché lo considerano troppo complicato, ma per gli ipertensiologi europei è un criterio di scelta terapeutica irrinunciabile.

In assenza di altri fattori di rischio, per esempio, il trattamento di un paziente con ipertensione lieve (tra 140/159 e 90/99 può essere differito, mentre un paziente con valori normali alti (tra 130/139 e 85/89) ma ad alto rischio va posto subito in terapia.

Alquanto diverso è anche l’atteggiamento nei confronti dei farmaci: se per gli americani i diuretici sono sempre e comunque di prima sceLta, per gli europei nulla vieta di scegliere in prima istanza una molecola di un’altra classe ed eventualmente una terapia di associazione.

Il controllo della pressione e la prevenzione cardiovascolare richiedono però anche l’educazione del paziente, spesso poco attento ai controlli, alle terapie e allo stile di vita.

Infatti, le persone ricorrono ai farmaci solo quando l’ipertensione diventa sintomatica (giramenti di testa, astenia, impotenza, palpitazioni), molte volte quando i danni sono già stati prodotti; per questo è anche chiamata “la morte silenziosa”.

L’ipertensione e alimentazione

L’ ipertensione è uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Oltre al cuore, all’occhio, ai reni l’ipertensione può interessare il distretto cerebrale, dove è una delle cause dell’ictus. Esistono numerosi farmaci in grado di curare l’ipertensione evitando pertanto danni agli organi.

Tuttavia ritengo che questa alterazione dipenda essenzialmente dall’ acidosi cronica indotta dalla nostra errata nutrizione occidentale. Infatti, il nostro corpo spinge attraverso i sottili capillari i globuli rossi col loro carico di ossigeno e di sostanze nutritive, ma i globuli rossi si induriscono per effetto dell’acidità e di conseguenza l’ organismo compensa aumentando la pressione del sangue.

Anche se a prima vista sembrerebbe una teoria campata per aria, vi posso assicurare che abbiamo misurato i valori pressori in diversi soggetti ipertesi e dopo aver cambiato la loro alimentazione (80% frutta e verdura, alcalinizzanti e 20% carne e pesce, acidi) i loro valori si sono in breve tempo tutti normalizzati.

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Nelle popolazioni ancora esistenti nel mondo che non ancora adottato la dieta occidentale, fortemente acida, i valori di pressione sanguigna sono assolutamente molto più bassi della media occidentale, come si può ben vedere dalla tabella 1 riferita ai Yanomamo.

Gli Indios brasiliani  Yanamamo hanno conosciuto il sale solo negli anni 70, praticano da sempre la Paleo diet ed erano completamente esenti dall’ipertensione: la loro pressione media era di 64/102. Per comprendere meglio ricordo che i valori di pressione sanguigna considerati normali sono 90/120 e che negli Stati Uniti il 65% delle persone ha una pressione di 90/140 o più alta, specialmente tra i 65 e 74 anni. Complessivamente il 31% della popolazione italiana è iperteso e il 17% è border-line, cioè al limite.

Ipertensione e bodybuilding

Per chi invece non voglia cambiare alimentazione e contare solo sui farmaci (cosa che ovviamente non ha alcuna logica, ma che invece, per motivi imperscrutabili, piace a molti…) posso dire in passato la terapia d’elezione era quella diuretica, oggi il diuretico è associato all’ inibizione dell’ACE (Inibitori dell’enzima convertente l’angiotensina. Bloccano pertanto l’angiotensina, una sostanza dotata di potente azione vasocostrittrice, che aumenta la pressione arteriosa e che riduce la perdita di liquidi nel rene. La vasodilatazione che si verifica con gli ACE-inibitori riduce le resistenze dei vasi arteriosi periferici permettendo di ridurre il carico lavorativo del cuore.)  Per i soggetti giovani con ipertensione causata da iperattività adrenergica (cioè delle surrenali) sono invece consigliati i beta-bloccanti.

Durante l’allenamento con i pesi la pressione sanguigna si innalza notevolmente, fino a raggiungere valori di 320/250, in bodybuilder che si allenano con la pressa molto pesante.

Ovviamente la comunità medica, vedendo questi valori, tanto per cambiare, da sempre sconsiglia di praticare training con i pesi a soggetti con pressione alta.

Per i soggetti che invece hanno una pressione normale, l’innalzamento è solo transitorio e riferito solo alla durata all’allenamento pesante; nei giorni successivi i valori ritornano assolutamente normali.

Anzi, alcuni studi su bodybuilder provano che essi hanno pressione sanguigna più bassa, si suppone a causa di una riduzione della risposta del sistema nervoso simpatico. Un altra ricerca di Roltsch, M.H. et al. (“Acute resistive exercise does not affect ambulatory blood pressure in young men e women”. Med Sci Sports Exercise. 33:881-886. 2001) ha invece riportato risultati leggermente diversi, ma sempre positivi per chi pratica i pesi. La pressione sanguigna è stata monitorata per 24 ore in tre gruppi, con età variante tra i 18 e i 26 anni, con valori pressori normali:

  • Gruppo di sedentari, con cinque uomini e sei donne.
  • Gruppo di atleti allenati con i pesi, con sei uomini e sei donne.
  • Gruppo di atleti allenati per la resistenza, con quattro uomini  e sei donne.

I ricercatori hanno controllato la pressione per due volte.

La prima dopo la sessione di allenamento con i pesi e la seconda dopo che i soggetti non avevano svolto nessun training per 48 ore. La scheda con i pesi era costituita da due serie per tutti i gruppi muscolari in 12 macchine diverse. Sia il gruppo allenato che quello non allenato, non sono stati rilevati parametri pressori alterati; sia nei giorni dì allenamento che in quelli senza, la pressione sanguigna non veniva significativamente alterata.

Questo studio dimostra quindi un primo punto fondamentale e cioè che, in soggetti con pressione normale i pesi non hanno nessun effetto negativo. Diverso il discorso per chi ha la pressione alta, come il nostro lettore, che con i suoi 180/120 mmHg è un soggetto che dovrebbe essere in cura farmacologica, ma proprio per questo con reazioni simili all’allenamento con pesi dei soggetti con valori standard.

Tuttavia, sia per gli ipertesi sotto farmaci, e soprattutto per quelli non trattati, sarebbe bene seguire questi piccoli consigli:

  • Eseguire schede che prevedano nella maggioranza dei casi ripetizioni tra le 6 e le 12 (meglio 8-10) e 20-30 per la parte inferiore del corpo, in modo da non utilizzare sovraccarichi che possano innalzare troppo la pressione sanguigna.
  • Salturiamente immettere ripetizioni da 4-5 ripetizioni, ma per una sola serie a muscolo e per limitati periodi di tempo.
  • Per i lavori di forza lavorate “alto”, cioè sulle 5-6 ripetizioni con recupero ampio (3-8 minuti). Smettete comuque subito se avvertite giramenti di testa e palpitazioni.
  • I massimali sono vietati in tutti casi; calcolare il vostro massimo carico possibile di un esercizio utilizzando le tabelle di Maurice & Rydin (le potrete trovare sul mio libro o su quelli di McRobert). Anche se non sono la stessa cosa, il massimale è un esercizio troppo rischioso per gli ipertesi e quindi vale la pena utilizzare vie alternative. Dopo questi aggiustamenti sull’allenamento, monitoratevi dal vostro medico, oppure in farmacia o utilizzando apparecchi portatili di buon livello che misurano la pressione in modo digitale.
  • Anche l’attività aerobica è importante per tenere sotto controllo l’ipertensione. Lo conferma un recente studio giapponese (Am J Hypertens, 16:629-633, 2003), che dimostrato che bastano solo 60-90 minuti di esercizio aerobico a settimana, per otto settimane, ad ridurre la pressione sistolica di 12 mm Hg e quella diastolica di 8 mm Hg. I ricercatori giapponesi hanno anche calcolato che fare meno di 60-90 di aerobica non si ha nessun beneficio sulla pressione alta, ma non si hanno benefici maggiori neppure superando questo minutaggio.
  • Studiosi tedeschi, in un altro studio, (Med Sci Sport Exerc, 36: 4-8, 2004)  hanno dimostrato che i pazienti ipertesi che praticano esercizio aerobico regolare (un’ ora per due volte a settimana) riducono la loro pressione sanguigna da una media di 184/107 a quella di 130/87, senza peraltro prendere medicinali specifici. In definitiva per aver un maggior controllo sull’ipertensione, si dovrebbero svolgere 20/30 minuti di aerobica al giorno per due/tre volte a settimana; un lavoro che non interferisce minimamente con il lavoro con i pesi.
  • Praticate una dieta tipo Paleo Diet, che vi permetterà di controllare il carico acido e controllare cosi l’ ipertensione.

Aumentare l’ossido nitrico

Può essere utile l’assunzione regolare di arginina alfa-ketoglutarato, per aumentare l’apporto di ossido nitrico. Infatti sono state provate origini genetiche per le malattie cardiovascolari, e in particolare proprio per l’ipertensione.

A provarle sono stati due gruppi di ricercatori, quello della Clinica medica 4 dell’Universita’ di Padova, e quello della Clinica medica dell’Universita’ di Pisa, in uno studio pubblicato Journal of the American College of Cardiology (2003).

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I ricercatori hanno infatti scoperto e dimostrato che soggetti affetti da ipertensione arteriosa lieve-moderata e portatori della variante CT-786 situata nella regione regolatrice del gene eNOS (un gene che codifica un enzima fondamentale per la deriva dalla sintesitizzazione dell’ossido nitrico – NO – da parte di un enzima, e che e’ altamente variabile nella popolazione in quanto presenta numerosi polimorfismi), cioe’ nella parte del gene piu’ importante per la regolazione e la trascrizione del gene e quindi per la sintesi dell’enzima  proteina, presentano una ridotta risposta vasodilatatrice dell’avambraccio all’infusione di acetilcolina (un neurotrasmettitore che permette il contatto tra la placca motrice nervosa e i muscoli, permettendo il movimento e quindi indirettamente, l’aumento del flusso sanguigno).

Questo dimostra che gli ipertesi che hanno ereditato questa variante del gene eNOS producono meno ossido nitrico nell’endotelio vascolare e pertanto sono geneticamente predisposti a sviluppare ipertensione e malattie cardiovascolari.

Una ipotesi, questa, indagata dai ricercatori su circa 1300 pazienti sottoposti a coronografia per scopi diagnostici. Si e’ potuto così dimostrare che esiste una associazione tra la stessa variante genica di eNOS (C-786) e la presenza di placche aterosclerotiche coronariche determinanti ostruzioni severe a carico di due o tre vasi principali del cuore.

Insomma, avere ricevuto in eredita’ dai genitori la variante del gene eNOS che predispone a formare meno ossido nitrico aumenta il rischio di sviluppare nel corso della vita una grave ed estesa malattia coronarica.

Se poi questa variante si associa ad altri fattori di rischio acquisibili, quali l’ipercolesterolemia, il fumo, l’obesita’ e il diabete, essa determina certamente un ulteriore aumento di probabilita’ di sviluppare coronopatia grave.

Del resto, non sorprende il ruolo dell’ arginina nella cura dell’ ipertensione, in quanto essendo un forte induttore di ossido nitrico che a sua volta capace di vaso dilatare le arterie, permette uno spazio più ampio per il passaggio del sangue, magari pieno di globuli rossi induriti dall’ acidità, che cosi scorrono più facilmente, abbassando cosi la pressione.

Del resto non sarebbe certo la prima volta che un integratore utilizzato nel bodybuilding si rivela interessante per uso terapeutico, e in questo caso l’ ossido nitrico prodotto dall’assunzione di 3-6 grammi al giorno di arginina alfa-ketoglutarato, potrebbe veramente aiutare l’ ipertensione e magari mettere anche kg di massa muscolare in più, che non fa mai male…

Claudio Tozzi

Le informazioni contenute in questo articolo hanno fini puramente divulgativi e non intendono in alcun modo sostituire il parere dei professionisti del settore sanitario. Consultate il vostro medico prima di iniziare qualsiasi programma di esercizio o integrazione nutrizionale.
Tutti i diritti sono riservati.

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