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Nella storia dell’umanità non c’è praticamente traccia della colazione fino a 1000 anni fa e al massimo si facevano 2 pasti al giorno… Perché invece adesso se ne fanno almeno 3 e la colazione è “il pasto più importante della giornata”?

 

Dopo la prima parte di questo articolo, in cui descrivo come l’ uomo nei milioni di anni di evoluzione ha mangiato al massimo 2 volte al giorno e soprattutto la sera,  normalmente a questo punto si fa sempre la solita obiezione; sono passati circa 10.000 anni dall’ introduzione dell’ agricoltura e l’ uomo nel frattempo si sarà sicuramente adattato alla maggiore frequenza dei pasti.

Ma qui casca l’asino, perché l’abitudine di mangiare al massimo 2 volte al giorno è talmente radicata nella cultura dell’homo sapiens che continuò a persistere in tutte le popolazioni anche dopo l’introduzione della coltivazione del terreno.

PERCHE’ NON DIMAGRISCI MAI? 

IN QUESTO DVD/STREAMING TUTTE LE RISPOSTE

 

Alcuni cenni storici: da ieri a oggi, come sono cambiate le abitudini

Per esempio dopo circa 8000 anni i romani facevano ancora solo 2 pasti, chiamati cena e prandium. Alla cena partecipavano gli uomini, sempre sdraiati, e volte le donne (pero’ sedute) con un gruppo sociale chiuso costituito da famiglia, clientela, amici, collegio professionale o sacerdotale, di solito limitato ad una decina di persone.

Normalmente però nell’antica Roma la cena non era lussuosa e non apparteneva al quotidiano. Solo in occasioni particolari diventava più allargata e veniva chiamata convivium, oppure epulum invece in caso di banchetto rituale.

Ma in realtà, nella maggior parte dei casi, il romano durante la giornata e senza orari rituali mangia un frugale pasto, il prandium appunto, che in guerra (ma anche nella politica o altra  attivita’ impegnativa, cioe’ il labor) diventa anche l’unico della giornata.

Il grande filosofo e drammaturgo Seneca scrive che è orgoglioso di nutrirsi in viaggio soltanto con alcuni fichi secchi, con o senza pane; questa frugalità era considerata al tempo segno di grandezza d’animo, a patto però che tale semplicità sia poi riequilibrata ogni tanto da allegri festini conviviali: le cenae.

Insomma fino a 2000 anni fa siamo ancora bloccati attorno ai 1-2 pasti giornalieri e la colazione ancora mai apparsa in nessuna popolazione del globo terraqueo (o se c’ era, non e’ stata trovata testimonianza). Circa 900 anni dopo, nel X secolo, dopo 500 anni dalla caduta dell’Impero Romano, siamo praticamente allo stesso punto: in Europa si continuano a consumare 2 pasti al giorno e mai al mattino.

L’unica differenza e’ che il pranzo era diventato il pasto principale, consumato intorno a mezzogiorno, mentre la cena veniva servita al tramonto e comunque mai prima che fossero trascorse sei/otto ore dal pranzo. Il pasto di mezzogiorno era generalmente più ricco (al tempo i medici imponevano di limitarsi, la sera, all’ assunzione di piatti semplici e di facile digestione).

Successivamente, dopo il X secolo e cioè appena 1000 anni fa, venne inventata finalmente la colazione, perché si voleva rompere il digiuno prima del pranzo, da qui la parola inglese breakfast, da break (rompere) e fast (digiuno).

Ma incredibilmente in diverse popolazioni questo non aumentò il numero di pasti giornalieri; per esempio gli ebrei mediterranei nel Medioevo facevano sempre due disner o souper, cioe’ la colazione e una cena, (che in realtà si consumava a mezzogiorno, ora in cui in Spagna finiva la giornata di lavoro),con al massimo dei boirs (spuntini).

In realtà questa situazione non è omogenea in tutti i strati sociali, perché nel medioevo i popolani tendevano al contrario a fare quattro-cinque pasti la giorno, quando appunto nell’ alta società gli adulti generalmente non ne facevano più di due.

Però i pasti principali rimangono sempre 2 per tutti, ricchi e poveri; la colazione verso la metà della giornata alle 12/13 quando si era già mangiato alle 9 o verso le 10 quando non si era mangiato, infine il pranzo dopo il tramonto.

Nei secoli successivi i strati sociali più alti cambiano gli orari dei pasti per adattarli al dolce far niente della giornata e per distanziarli dagli orari degli operai. Nel 17° secolo in Francia le case dell’alta società adottano la sala da pranzo fissa (seguite anche via via dalle altre nazioni europee) e introdotta per la prima volta la forchetta.

Queste ed altre innovazioni portano l’ alta società di tutti i paesi occidentali a sfasarsi progressivamente dagli orari dei pasti dei popolani, rimasti invece pressoché gli stessi dal medioevo.

 

PALEO DIET: DVD/STREAMING quadruplo sulla straordinaria lezione del Professor Loren Cordain, autore della libro omonimo, docente di salute pubblica e nutrizione all’ Università di Denver, in Colorado (USA), che ha tenuto a Roma (per la prima volta in Italia) in esclusiva per BIIOSystem.

  • Dalla fine del 16° secolo ai primi anni del 19° a Parigi la colazione subisce uno slittamento epocale di ben otto ore , finendo addirittura alle 18:00(!) e la cena che ritarda via via di 6 ore e viene quindi effettuata alle 23.
  • In Inghilterra la colazione, che nel 17° secolo era presa verso la fine della mattina, alle 11, slittò alle 14 nella seconda metà del 18° secolo. A Londra si arrivò anche a servirla alle perfino alle 17, con la cena che arrivava cosi a mezzanotte.
  • Gli spagnoli in quei secoli facevano colazione alle 12, tranne i cortigiani, che la facevano alle 13/14 o degli ambasciatori stranieri che facevano colazione anche alle 14/15
  • Noi italiani già nel 1500 battevamo tutti (come al solito con i francesi…), cioè facevamo colazione alle 14 e la cena alle 21, dopo il teatro.

Siamo arrivati quindi a circa 300 anni fa e i pasti principali rimangono sempre due e quasi mai consumati al mattino…

L’avvento dei cereali a colazione

Ma il boom della colazione classica con cereali e latte al mattino si può far risalire alla fine del 1800 negli Stati Uniti, quando i fratelli John e William Keith Kellogg, avventisti del settimo giorno (un movimento cristiano protestante), decisero (pensate un po’..) di creare un pasto mattutino con l’obiettivo di mortificare i desideri della carne…

I corn-flakes creati dai due religiosissimi fratelli era infatti erano destinati alla nutrizione degli ospiti del Sanatorio di Battle Creek, un istituto di igiene mentale fondato dal un gruppo religioso. I due erano rispettivamente medico e amministratore delegato del Sanatorio, ma John era il più religioso tra i due, convintissimo come era che i mali venissero tutti dal consumo di carne ed era quindi strettamente vegetariano, regime che imponeva ai suoi pazienti: verdura, frutta, legumi e cereali.

Non contento di questo, John Kellog era inoltre un seguace delle rigide regole di Sylvester Grahm, avventista anche lui e fermo sostenitore dell’ astinenza sessuale, che predicava di evitare in ogni modo i cibi saporiti, dolci o piccanti, in quanto  pericolosamente afrodisiaci.

Per seguire questa follia, le portate della mensa dell’istituto sanitario erano tutte rigorosamente  senza alcun sapore. Un giorno i due fratelli si distrassero e lasciarono un’infornata di cereali a raffreddare un po’ troppo a lungo tanto che diventarono raffermi; ma gli sprechi non erano ammessi  e John e William si ingegnarono per dare lo stesso il pastone di grano ai degenti come previsto. Quindi lo pressarono, aspettandosi delle sfoglie e invece stranamente ottennero  dei pezzetti, fiocchi; cosi li tostarono e inzupparono nel latte per renderli commestibili in qualche modo.


Il mattino seguente e cioè il 7 marzo 1897, propinarono ai pazienti questa nuova colazione e cioè proprio questi  fiocchi di cereali da immergere forzatamente nel latte (perché in caso contrario non sarebbero stati troppo duri per essere consumati…). A sorpresa, ottennero un straordinario successo e William intuì che forse anche fuori dal sanatorio avrebbero potuto apprezzare la novità e decise di commercializzare i cereali da colazione.

Nel frattempo John li rese ancora più buoni con nuove ricette fino a quando William, nel 1906, fondò la Battle Creek Toasted Corn Flakes Company, diventata poi la  Kellogg Company solo nel 1922.

William però andò presto in scontro con il fratello perché per rendere ancora più gustosi i fiocchi decise di aggiungere dello zucchero nella ricetta; questa cosa però, secondo John, li rendeva secondo i suoi precetti “afrodisiaci”(!) e trascino il fratello addirittura in tribunale, per impedire che il nome dei Kellogg fosse accostato a un cibo “del peccato”. William vinse la causa e trasformò la sua firma nel logo dell’ azienda e si inventò poi anche i fiocchi di mais tostati croccanti.

Il bello che fino ad allora in America il mais era utilizzato per altri usi, mentre in Italia era utilizzato già dal 1500, diventando peraltro la causa del dilagare, fino al termine dell’Ottocento, della più terribile malattia endemica delle campagne italiane, la pellagra.

Comunque Kellogg convinse con un accurata campagna “di informazione”, costata milioni (per 23 anni offrì in regalo il “Libretto divertente degli animali” a chi acquistava due confezioni di cereali, e tanto altro), che era necessario fare un ricca colazione per salute ed avere maggiori energie durante la giornata: infatti fino ad allora gli americani facevano infatti una colazione veloce e poco ricca… Non era vero nulla, ma  funzionò alla grande e la compagnia guadagnò milioni di dollari.

I fiocchi di cereali ebbero quindi un successo enorme in tutto il mondo (soprattutto tra i bambini), vennero quindi esportati in Europa  e negli anni ‘60 gli italiani del boom economico, affiancarono i fiocchi cereali ai tradizionali biscotti con il latte: cosa che dura tutt’ ora in moltissime famiglie italiane.

In questi modo nel XX secolo il mondo ebbe una prima globalizzazione proprio sulla colazione, cosa che precedentemente non era mai esistita e piano piano i pasti principali diventarono cosi tre, colazione-pranzo-cena, sia pure mantenendo una certa differenza culturali sulla scelta dei cibi.

La colazione “all’americana”

Sempre negli Stati Uniti, un’altra botta arrivò nel  1920, quando un certo Edward Bernays, produttore di “bacon”, ossia di pancetta affumicata, dopo un viaggio in Inghilterra, scopri che in quella nazione era una tradizione mangiarla e cerco di importare la cosa anche in America.

Con un abile strategia pubblicitaria, “dimostrò” con un’indagine pilotata da alcuni suoi consulenti, la necessità e l’opportunità di consumare un buona e accattivante  prima colazione, puntando molto in particolar modo sul “bacon con le uova”.

Cosi negli States iniziò ad andare di moda assumere un’abbondante prima colazione soprattutto nel week-end, cioè la “colazione della domenica”, perché non lavorando si può rimanere più a lungo a tavola in modo da apprezzare e assaporare maggiormente il cibo.

Già al tempo l’America era piena di tantissimi popoli diversi e così ogni stato, città e gruppo etnico aggiunse alla “base” di uova col bacon magari le salsicce, il prosciutto, i funghi fritti, le fette d’arrosto con le uova fritte, le patate fritte, i fiocchi d’avena o di mais, i toasts, i pomodori fritti o grigliati, i fagioli infornati o stufati e tanto altro.

Tutto questo alla fine creò una colazione “monster” dalle calorie incalcolabili…

Ricapitolando

Per almeno 2, 5 milioni di anni l’homo sapiens non ha fatto praticamente mai colazione, abitudine che non è cambiata nemmeno durante 10.000 anni successivi all’ introduzione dell’ agricoltura e solo 300 anni fa, ancora l’ 80/90% della popolazione occidentale faceva solo 2 pasti giornalieri e quasi  nessun pasto al mattino.

La colazione divenne “finalmente” cultura stabile solo poco più di 100 anni fa…

Visto che dal punto di vista genetico per effettuare cambiamente sostanziali nel DNA umano ci vogliono almeno 20.000-50.000 come è diavolo è possibile che improvvisamente il pasto al risveglio sia diventata cosi fondamentale per l’uomo? Non ha assolutamente nessun senso, ne logico, ne preistorico, ne storico, ne genetico, ne biologico, nulla di nulla; la colazione al mattino non può essere in nessun modo “la colazione dei campioni” oppure “deve essere il 25% delle calorie totali”, semplicemente perchè è un assoluta invenzione dell’ uomo moderno e non l’abbiamo mai fatta: MAI.

La cosa è ancora talmente radicata in noi ancora al giorno d’ oggi, tanto che  che un indagine commissionata nel 2013 da Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e delle paste italiane) alla Doxa ha dimostrato che negli ultimi 10 anni, è calato il numero d’italiani fanno colazione: dal 92% si è scesi all’86 per cento. Di conseguenza, è quasi raddoppiato (dall’8% al 14%)

il numero di chi la salta del tutto: i cosiddetti ‘breakfast skipper’ pari a 7 milioni di persone. Che ne spiegano così le ragioni: stomaco chiuso (50%), si preferisce mangiare qualcosa a metà mattina (47%, in crescita rispetto al 41% del 2004), non si ha tempo (34%), si preferisce fare un pranzo più abbondante (37%).

Cioè la metà di queste persone non mangia al mattino perché ha “lo stomaco chiuso”, cioè non ha fame, come è normalissimo che sia per un homo sapiens a quell’ ora.

Tutto questo nonostante il martellamento continuo della pubblicità (“colazione dei campioni” e Mulini bianchi dappertutto), dei dietologi e dei medici con la favoletta della “colazione deve apportare il 25% della calorie totali della giornata”.

L’ introduzione dell’ agricoltura è stata 10.000 anni fa e ancora ne paghiamo le conseguenze con la diffusione sempre maggiore delle problematiche e della malattie date dai cereali (per esempio celiachia ecc.), latticini (allergia/intolleranza al lattosio e tanto altro) e dovrei credere che meno di 300 (trecento) anni di colazione abbiamo inciso in modo decisivo nel nostro genoma, tanto da diventare imprescindibile per la salute dell’ uomo?

La cosa ancora più assurda che generalmente il primo pasto della giornata si fa al 90% proprio con i cibi post-agricoltura, fette biscottate, biscotti, cereali in fiocchi, latte, yogurt, formaggio, cappuccino e cornetto ecc. E nelle altre nazioni è anche peggio.

Insomma facciamo la colazione, cioè un pasto che non  esiste, con cibi che non dovrebbero esistere e invece alcuni bronto-dottoroni-nutrizionistoni ce la spacciano come “Il pasto più importante della giornata”: incredibile.

Prossimamente, nella terza parte, vedremo quindi come approcciare praticamente (e con successo) un’alimentazione basata su 1-2 pasti al giorno, sia la salute, sia per gli sport di resistenza e sia per gli sport di potenza

Claudio Tozzi

Bibliografia

“Arrivano i cornflakes” – Wired on line 7/04/2011 – Caterina Visco
“Storia dell’ alimentazione” – J.-L. Flandrin e M.Montanari – Terza edizione 2003 – Editori Laterza
“L’ Intelligenza del fuoco” – Richard Wrangam – Bollati Boringhieri – 2011
“Dossier Medioevo in tavola” – Medioevo – De Agostini-Rizzoli Periodici – n° 1 – 2004

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